I Livelli di assunzione raccomandati di energia e nutrienti (LARN) si riferiscono alla quantità di calorie e di principi nutritivi consigliati per favorire i bisogni nutrizionali della popolazione italiana, suddivisa in diversi gruppi (età, sesso, gravidanza, allattamento). Tali indicazioni mirano a proteggere l'intera popolazione dal rischio di carenze nutrizionali, a fornire elementi utili per valutare l'adeguatezza o meno della dieta media della popolazione e a pianificare la politica degli approvvigionamenti nazionali nonché l'alimentazione di comunità.

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Le Linee guida per una sana alimentazione indicate dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), indicano l’importanza della varietà degli alimenti allo scopo di avere un apporto adeguato di nutrienti necessari per una crescita armonica contribuendo alla diffusione di abitudini alimentari corrette.


Il concetto di assunzione ottimale del calcio è subordinato a diversi fattori. Si tratta di un rapporto complesso, dove alle capacità di adattamento della razza umana ai differenti introiti si aggiunge la formulazione del fabbisogno, in funzione non di un solo obiettivo (ad esempio il maggior immagazzinamento di calcio nella fase giovanile di consolidazione ossea) ma di altre possibili regolazioni (calcio e pressione arteriosa, calcio e prevenzione del tumore del colon, rapporti tra calcio, fosforo e sodio, ecc.). All’atto pratico esistono due aspetti del problema: da un lato la definizione del fabbisogno di sicurezza del calcio, alla luce delle diverse esigenze cliniche, e dall’altro l’indicazione delle fonti alimentari di calcio realmente utilizzabile.


L’idea dominante resta quella, più volte esposta, che il massima accumulo di calcio nelle ossa si raggiunge nell’età dello sviluppo; per cui l’aver costituito a suo tempo uno scheletro a densità ottimale può minimizzare il decadimento della trama ossea che inizia dopo i trenta anni di età e che sfocia, con l’invecchiamento, nella osteoporosi senile.


In età avanzata, l’inevitabile prevalenza dei fenomeni catabolici su quelli anabolici riduce i vantaggi di un più alto apporto di calcio ma resta un fatto necessario per evitare ulteriori compromissioni del rapporto entrate/uscite del calcio e quindi l’aggravamento dell’osteoporosi.